"L’impresa della formazione"

Quando ho iniziato il percorso di dottorato in economia civile alla LUMSA ero già entrato nel mondo dell’impresa.

Con una laurea in giurisprudenza in tasca, avevo infatti deciso che la mia carriera non sarebbe stata in uno studio legale. E però, sentivo che non si era esaurita la sinergia tra la vita in azienda e quella precedente – per così dire – tra le aule accademiche.

Ho scelto il dottorato in economia civile della LUMSA perchè credo che un dottore di ricerca dovrebbe avere per obiettivo creare qualcosa che ancora non c’è.  E nel mio caso, sarebbe stato creare quella congiunzione tra impresa e accademia, cercando di saldare quella storica carenza di dialogo.

Nel mio caso, l’economia civile mi ha aiutato a guardare oltre il perimetro del mio bilancio aziendale: le decisioni di una azienda edile di Palermo producono effetti nell’immediata prossimità e a migliaia di chilometri di distanza. Questo ho provato ad osservarlo nella teoria accademica, nella pratica aziendale e ancora di più nell’attività associativa. I Giovani Imprenditori di Confindustria sono un laboratorio effervescente. Nei miei anni da vicepresidente e ora da presidente mi sto impegnando insieme ai colleghi per rendere stabile quel canale di comunicazione fondamentale che porta a condividere i risultati della vita aziendale e quelli delle conoscenze accademiche. Ma anche essere protagonisti di una rivoluzione di questi due mondi allargati, quello della conoscenza esperienziale e quello della teorica, perché sarà uno dei fattori decisivi per la convivenza con la diffusione dell’intelligenza artificiale, e per ottimizzare i risultati di industria 4.0.

Il mio dottorato, il mio incarico di presidente dei giovani imprenditori e il mio mestiere di imprenditore si fondono in questo assunto: dal vertice della conoscenza, fino alla sua base, c’è bisogno di ibridare i banchi di scuola con quelli di lavoro.

Non sono certo il primo ad arrivare a questa conclusione, ma credo di incarnarla in qualche modo. Il mio dottorato ha reso indissolubile la consapevolezza che il sapere e il saper fare devono diventare una cosa sola.

Riccardo Di Stefano, Presidente Giovani Imprenditori Confindustria